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Lingua madre? Lingua del padre!

Quando eravate piccoli, chi vi ha insegnato a parlare? Sicuramente adesso direte: la mamma! Quasi tutte le persone al mondo pensano che sia così. L’idea della lingua madre esiste più o meno in tutti i popoli, dagli inglesi ai cinesi, forse perché le madri trascorrono più tempo con i propri figli. Studi recenti giungono a ben altre conclusioni, mostrando che la lingua che impariamo è quella di nostro padre. Gli studiosi hanno esaminato il patrimonio genetico e le lingue di popoli fusi tra di loro nel corso del tempo. In queste popolazioni, i genitori provenivano da culture diverse. La loro nascita risale a diversi millenni fa, in conseguenza di grandi movimenti migratori. Il patrimonio genetico di queste popolazioni, sorte dalla fusione, è stato studiato sotto il profilo genetico e successivamente messo a confronto con la lingua del popolo in questione. Molti dei popoli parlano la lingua dei propri antenati di sesso maschile. Questo significa che la lingua nazionale ha il cromosoma Y. Gli uomini hanno portato la propria lingua in altri paesi, stimolando l’apprendimento della stessa da parte delle donne indigene. Ancora oggi, la lingua dei padri sembrerebbe avere un grande influsso sulla nostra evoluzione linguistica, se si considera che, da piccoli, l’apprendimento si basa sulla lingua di nostro padre. I padri conversano sicuramente di meno con i propri figli e la loro sintassi si distingue per una minore complessità rispetto a quella delle madri. Pertanto, per i bambini è più facile imparare la lingua del papà, in quanto non richiede uno sforzo eccessivo e si apprende con minori ostacoli. Questo è anche il motivo per cui i bambini preferiscono imitare il papà e non la mamma. Superata questa fase, sarà invece il vocabolario materno ad incidere sull’evoluzione linguistica del bambino. A questo stadio del processo, l’evoluzione linguistica subisce l’influenza tanto del padre quanto della madre. Così, non sarebbe meglio parlare di lingua di entrambi i genitori?

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